Cosa dicono davvero i dati fiscali sulla professione — e dove finiscono i loro limiti. Sintesi del documento presentato al Consiglio Nazionale ANDI del 18 luglio 2026.

Roberto Calandriello
Coordinatore Centro Studi ANDI

Il 46,9% dei soci ANDI intervistati nell’ultima Analisi Congiunturale dichiara di non sapere cosa siano gli ISA, gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale che da anni fotografano — provincia per provincia — lo stato della professione odontoiatrica. Non è un dettaglio: su quei dati si basano due analisi che il Centro Studi ha presentato al Consiglio Nazionale del 18 luglio, qui sintetizzate per i lettori.

La platea ISA si riduce: l’esodo dei collaboratori, soprattutto giovani

Il primo dato da mettere a fuoco è la dimensione della platea. Gli odontoiatri persone fisiche soggetti a ISA sono scesi da 36.757 nel 2018 a un minimo di 27.765 nel 2020, con un recupero solo parziale e poi un nuovo arretramento: 30.992 nel 2023, 30.590 nel 2024 — un calo del 16,8% sul 2018.

Odontoiatri persone fisiche soggetti a ISA, 2018–2023 (minimo 2020: forfettario + Covid; 2024: 30.590). Fonte: M. Pelillo, ANDI – Centro Studi.

A svuotare il perimetro sono soprattutto i collaboratori, e in particolare quelli più giovani. Il rapporto lo attribuisce esplicitamente a “una quota crescente e anagraficamente giovane della categoria” che esce dalla fotografia statistica fondata sugli ISA pur restando pienamente contribuente. Lo conferma, in filigrana, anche il divario di conoscenza rilevato dall’Analisi Congiunturale: il 78,5% dei collaboratori esclusivi e l’87,2% degli under 35 dichiara di non sapere cosa siano gli ISA, contro circa un terzo dei titolari — la stessa linea di faglia anagrafica e contrattuale che separa chi esce dal perimetro da chi vi resta.

La platea totale, va detto, resta apparentemente stabile (39.972 nel 2024 contro 40.085 nel 2023): non perché l’esodo si arresti, ma perché il calo delle persone fisiche è compensato dalla crescita delle società di capitali e delle STP (+492 unità nel solo 2024; circa 1.100 STP a prevalente attività odontoiatrica a fine 2024). Il settore non si riduce nel complesso: si ricompone, cambiando forma giuridica.

Che cos’è il forfettario, e perché conviene proprio a chi esce

Per capire perché siano soprattutto i collaboratori giovani a lasciare il perimetro ISA occorre guardare al meccanismo fiscale che li attrae. Il regime forfettario, per gli studi odontoiatrici, applica un coefficiente di redditività del 78%: la legge presume costi pari ad appena il 22% dei compensi. Nella realtà, l’incidenza dei costi sui compensi per i titolari persone fisiche soggetti a ISA è del 56,9% nel 2024 (58,6% nel 2023) — quasi il triplo di quanto il forfait presume.

È questo il motore della selezione: per il titolare, che sostiene costi di struttura reali, il forfait sarebbe penalizzante; per il collaboratore, che di costi di struttura non ne ha, è nettamente conveniente. Ne nasce un’autoselezione netta: i collaboratori scelgono il forfettario e per legge escono dal perimetro ISA; i titolari restano nel regime ordinario e dentro gli ISA.

Un’ultima notazione riguarda chi resta nel perimetro. Il 66,1% degli odontoiatri persone fisiche con compensi superiori a 30.000 euro si colloca oggi in zona premiale ISA (voto 8–10): +6,9 punti sul 2023, +16,8 punti sul 2018, con voto medio salito a 7,56 (da 7,38). È un miglioramento vero nei numeri, ma va letto per quello che è: l’esodo seleziona per composizione — restano i titolari, con costi e redditi più solidi — non per comportamento fiscale. La fotografia migliora perché cambia chi viene fotografato, non perché la categoria nel suo complesso stia meglio. È in questo senso che i dati ISA, pur ufficiali, non sono più uno specchio fedele dell’intera professione.

La geografia del valore: l’Indice di Pressione Competitiva

La Parte II del documento, a cura del prof. Aldo Piperno, cambia livello di osservazione: non più chi è dentro o fuori dal perimetro ISA, ma come si distribuisce sul territorio la domanda di cure rispetto all’offerta di studi. Lo strumento è l’Indice di Pressione Competitiva (IPC), rapporto fra l’indice di concentrazione dell’offerta (studi odontoiatrici per abitante, rispetto alla media nazionale) e l’indice di concentrazione della domanda (spesa odontoiatrica per abitante, rispetto alla media nazionale). IPC = 1,00 indica equilibrio; sopra 1 l’offerta eccede la domanda relativa (pressione competitiva); sotto 1 vale il contrario, condizioni favorevoli al professionista.

Anche questi sono dati ufficiali: gli indici di concentrazione sono calcolati dall’Agenzia delle Entrate internamente al software ISA e pubblicati negli Allegati 1 ai Decreti correttivi, in Gazzetta Ufficiale, per tutte le 107 province italiane. E c’è un punto che li rende particolarmente solidi proprio dove i dati contabili ISA si assottigliano: nel calcolo, i contribuenti forfettari vengono reintegrati attingendo al quadro LM dei Modelli Redditi. L’IPC, in altre parole, non soffre della stessa distorsione: misura il territorio, non soltanto chi è rimasto nel regime ordinario.

Il risultato è la fotografia di un mercato profondamente diviso. Nel 2023 l’IPC medio del Nord-est è 0,768 (bassa pressione, condizioni favorevoli), quello del Sud è 1,512 (molto alta pressione): un fattore quasi doppio. Il divario non si chiude nel triennio osservato — anzi tende ad ampliarsi lievemente: il Sud passa da un IPC medio di circa 1,47 nel 2022 a 1,51 nel 2023 e 1,48 nel 2024, mentre il Nord-est scende da 0,79 a 0,77.

Ripartizione IPC medio 2023 Fascia
Nord-est 0,768 Bassa pressione
Nord-ovest 0,835 Bassa pressione
Centro 1,093 Pressione moderata
Isole 1,308 Alta pressione
Sud 1,512 Molto alta pressione

Ai due estremi della classifica 2023: Crotone (IPC 2,033, unica provincia dove l’offerta relativa supera il doppio della domanda) e Bolzano (0,391, domanda quasi tripla rispetto all’offerta). Non mancano le anomalie: Pescara (1,666) e Roma (1,248) mostrano pressioni alte pur non essendo meridionali; Cagliari (1,084) e Sassari (1,030), al contrario, si distinguono in positivo dal resto del Mezzogiorno insulare. Bologna (0,95), Reggio-Emilia (0,83).

Anche l’IPC, però, non fotografa tutta la realtà

Come per gli ISA, “ufficiale” non equivale a “esaustivo”. Lo stesso rapporto elenca tre limiti che è corretto avere presenti prima di leggere il proprio IPC provinciale come un verdetto. Primo: l’IPC misura un rapporto relativo fra domanda e offerta, non i compensi assoluti — va sempre letto insieme al reddito pro capite del territorio. Secondo: non distingue il tipo di prestazione: province con forte turismo odontoiatrico possono mostrare un IPC favorevole che riflette una domanda diversa da quella locale ordinaria. Terzo: non cattura la qualità dell’offerta — due province con lo stesso IPC possono avere studi molto diversi per specializzazione, tecnologia e complessità dei casi trattati.

Resta, con questi limiti dichiarati, lo strumento più preciso oggi disponibile per confrontare le condizioni competitive fra province, costruito su dati fiscali reali e aggiornato ogni anno. Ma va usato per quello che è: una mappa di posizionamento relativo, non una misura assoluta di redditività o qualità del mercato.

In sintesi, per chi legge

  • Gli ISA raccontano sempre più i soli titolari: l’esodo di collaboratori e giovani verso il forfettario fa apparire la categoria più affidabile fiscalmente di quanto la sola composizione dei dati giustifichi.
  • L’IPC, reintegrando i forfettari via quadro LM, offre una lettura territoriale più solida — ma resta un indicatore relativo, da leggere insieme a reddito, mix di prestazioni e qualità dell’offerta.
  • Due mappe ufficiali, quindi, ma parziali per costruzione: utili proprio se lette insieme, con la consapevolezza dei rispettivi limiti.

Fonti: ANDI – Centro Studi, Analisi Congiunturale 2026; M. Pelillo, Indici Sintetici di Affidabilità fiscale del settore odontoiatrico, ANDI – Centro Studi; A. Piperno, Rappresentazione e misurazione dello stato della professione odontoiatrica delle province italiane 2022–2024, giugno 2026; MEF – Agenzia delle Entrate, Allegati 1 ai Decreti correttivi ISA (CK21U, DK21U, EK21U), Gazzetta Ufficiale.

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Author: Paolo Angelini