Gianluigi Ciacci
Consulente privacy ANDI

L’evoluzione tecnologica ha reso i sistemi di videosorveglianza estremamente accessibili, sia dal punto di vista economico che pratico: con poche decine di euro, acquistando in siti di commercio elettronico, e senza avere particolari conoscenze tecniche, oggi è possibile installare un impianto che permette di monitorare uno o più ambienti a distanza, in genere conservando le immagini registrate sul proprio computer o in cloud.

Si deve quindi ritenere che oramai quasi tutti gli studi odontoiatrici siano dotati di un impianto di videosorveglianza, adottato per motivi di sicurezza, e dunque per la tutela delle loro dotazioni e delle persone presenti: la cui installazione può essere stata fatta autonomamente dal professionista, attraverso un tecnico qualificato oppure esternalizzando la sua realizzazione e gestione ad una società specializzata.

Al di là delle utilità pratiche e dei motivi legittimi nell’adottare questi sistemi, occorre però tenere presente che un’iniziativa di tale genere ha delle implicazioni giuridiche che non possono essere trascurate: sia dal punto di vista della disciplina che si deve ritenere costantemente applicabile quando la tecnologia entra in contatto con le informazioni relative agli individui, quella della protezione dei dati personali, del GDPR; ma anche dal punto di vista di una più “tradizionale” normativa, quella posta a tutela del lavoratore, che fin dagli anni ‘70 si è occupata dei diritti dei dipendenti in ambito lavorativo.

L’articolo ANDInforma – La videosorveglianza nello studio odontoiatrico: privacy e diritto del lavoro proviene da ANDI.

Vai all’articolo originale
Author: Paolo Angelini